RFid o Codice a Barre?

Il codice a barre, nato negli anni 50, è stato il protagonista di una vera e proprio rivoluzione nella codifica dei prodotti. Presentato come unico modo, relativamente semplice, per codificare le informazione in maniera leggibile elettronicamente, si è poi sviluppato in una vera e propria moltitudine di famiglie.

Oggi il mondo dei codici a barre si è ulteriormente espanso grazie all’avvento dei codici bidimensionali e stacked (ad esempio datamatrix, PDF417,..) capaci di una alta densità (ovvero la capacità di condensare le informazioni) e, soprattutto, di una capacità di autocorrezione del dato corrotto.

   

Figura 1: il codice lineare EAN13 ed il codice bidimensionale DataMatrix

   

Per parlare di una comparazione tra il mondo RFId ed il mondo barcode bisogna prima scoprirne le fondamentali caratteristiche e successivamente evincerne le differenze.

Barcode

Metodo di codifica visivo (sia a matrice che a barre);

Densita’ di codifica: medio bassa per i lineari, alta per i bidimensionali.

Sicurezza: il lineare ha capacità di intercettare errori di lettura (ma non di correggerli), il bidimensionale ha la capacità di correggere gli errori di lettura (il numero massimo di dati correggibili dipende dalla ridondanza introdotta).

Punto di forza: stampare un barcode e’ un’operazione che si effettua semplicemente con una stampante di etichette e non richiede costi aggiuntivi.

Punto debole: il barcode deve essere a vista e la lettura viene effettuata un elemento alla volta.

RFId

Metodo di codifica tramite scrittura all’interno di una memoria non volatile;

Densita’ di codifica: medio bassa (generalmente superiore ad un codice lineare ma inferiore, al momento della scrittura di questo testo, ad un codice bidimensionale).

Sicurezza: password di accesso rendono sicuro il dispositivo; la capacità di correggere o rilevare errori dipende dagli algoritmi che si utilizzano.

Punto di forza: sono permesse letture multiple (fino alla lettura contemporanea di un pallet completo; caratteristica però dipendente dalla banda e dal tipo di RFId) e non necessariamente devono essere a vista.

     

Punto debole: le distanze di lettura dipendono molto dai materiali che circondano i transponder. Programmare un transponder e’ una operazione che viene effettuata tramite apparati appositi che si installano sulle stampanti per etichette e il transponder e’ un elemento avente un costo proprio.

Da un’analisi delle caratteristiche riportate sopra si evince che i due prodotti hanno metodi completamente differenti. Inoltre si tenga presente che una infrastruttura in grado di programmare RFId è in grado anche di stampare barcode, ma non viceversa. L’utilita’ primaria dell’RFId si evince nella lettura multipla e nella non necessità di vedere l’etichetta stessa, caratteristiche che permettono la collezione di dati a distanza.

     

Conclusione

Il barcode rimane, come anche il dato codificato in chiaro (ovvero le cifre scritte), un elemento che deve essere affiancato al prodotto in radiofrequenza stesso, aumentando le capacità di codifica del prodotto e non necessariamente come un elemento antagonista al transponder.

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